Le donne vivono una condizione di oppressione, sia negli spazi pubblici sia in quelli privati. Si tratta di una realtà spesso invisibile, fatta di limitazioni, silenzi e disuguaglianze. Poco alla volta, iniziano a scrivere, a raccontarsi, a riconoscere la propria condizione.
Proprio la scrittura diventa quella che Virginia Woolf ha chiamato una “stanza tutta per sé”, uno strumento fondamentale di consapevolezza e libertà. Ciò che nasce come esperienza intima e privata trova progressivamente voce nello spazio pubblico. L’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano raccoglie diari, memorie ed epistolari, conservando le storie di donne che hanno scelto di condividere la propria vita donando i loro racconti alla città del diario, dove in seguito sono stati pubblicati.
Una di queste donne è Luisa che, dopo anni di abusi da parte del marito, ha scelto la libertà inviando il suo diario all’archivio, dove ha vinto il premio Pieve. Un’altra è Clelia che, dieci anni dopo la morte del marito, ha deciso di affidare la propria storia a un lenzuolo, trasformandolo in pagina di memoria.
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Luisa
Clelia
