Durante il ventennio fascista il regime esercitava un controllo capillare e una forte repressione sulla popolazione, anche attraverso schedature sistematiche raccolte nel Casellario Politico Centrale, uno schedario che raccoglieva i fascicoli delle persone ritenute sovversive. Â
Tra i fascicoli conservati all’Archivio centrale dello Stato di Roma, sono presenti anche i fascicoli relativi alle donne antifasciste. A volte bastava essere figlia o moglie di qualche antifascista, altre erano donne impegnate nei partiti socialisti o comunisti, come Fulvia Pellegrini, segretaria della sezione femminile del Partito socialista di Pontedera. Â
Altre volte erano operaie, come Amelia Balagi, cascinese, a capo della lega delle operaie tessili, che lottavano per maggiori diritti nel lavoro. Altre volte erano donne che avevano manifestato pubblicamente il loro dissenso verso il Duce, come Nella Marinai, operaia delle Manifatture tessili di Pontedera, che aveva sputato sul ritratto del Duce e che per questo era stata mandata al confino per due anni. Altre donne, come Anna Ciampi, erano sorvegliate anche se erano fuggite ed emigrate in Francia. Â
Attraverso i documenti del Casellario Politico Centrale, emergono quindi le storie di donne che scelsero di non tacere, ribellandosi anche al ruolo imposto dal regime, che le vedeva solo come angeli del focolare, madri e mogli esemplari. L’antifascismo fu insomma per molte di loro un apprendistato alla politica, una ricerca dei primi spazi di libertà .Â
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Il percorso politico di Fulvia Pellgrini ha inizio nelle file socialiste, per poi approdare al Partito Comunista. Segretaria della lega femminile, la sua voce risuonava nelle piazze di Pontedera e dei paesi vicini. Â
La chiamavano “propagandista” e “conferenziera”, perché sapeva convincere e trascinare. Lavorò come operaia alla ditta Crastan: le colleghe vicine al fascio la guardavano con ostilità a causa delle sue idee, accusandola di essere una lavoratrice fiacca. Non sapevano che conservava tutte le sue energie per la lotta. Suo marito, Catullo Bracaloni, condivideva le sue idee, era un anarchico. Insieme, erano considerati “implacabili avversari” del governo. Fulvia rimase sempre ciò che era: una donna che non si arrendeva, un’anima che credeva ancora che un mondo diverso fosse possibile. Alla fine della guerra e della dittatura, nel 1946, divenne poi la prima donna democraticamente eletta nel Consiglio comunale di Pontedera.Â
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Ribelli al silenzio
